22 agosto 2016

le raviole della Val Varaita



Finita la Settimana dei frutti di bosco oggi ne comincia un'altra, sempre legata al Calendario del cibo italiano AIFB, sempre interessantissima e piena di sorprese: quella della Cucina di montagna
E chissà quanti di voi in questo momento stanno proprio trascorrendo le loro vacanze in posti ameni e solitari, tra boschi, torrenti e laghetti, a contatto con la natura, ma anche -perché no?- del buon cibo!
La splendida Ambasciatrice della Settimana non poteva che essere lei, la mia amica Cinzia che ci ha preparato un articolo in cui, sono sicura, ha messo tutto il suo cuore.
Premetto che adoro il mare e non potrei rinunciarci per nessuna cosa al mondo, ma se devo pensare alle mie montagne, allora il pensiero non può che andare là, nel cuneese, sulle Alpi Cozie, in alta montagna e quasi al confine con la Francia, in Val Varaita.

15 agosto 2016

la settimana dei frutti di bosco


More, mirtilli, fragoline, ribes rosso, ribes nero, uva spina, lamponi... quanti piccoli frutti utilizziamo abitualmente, per le nostre ricette dolci e salate, senza però conoscerli realmente, fino in fondo?
Come al solito a colmare la lacuna ci pensa AIFB col suo Calendario, progetto che si propone di divulgare un po' di conoscenza intorno ai prodotti tipici della nostra terra e alla tradizione culinaria italiana. 
E - perché no? -, anche di allettare con qulche frammento di storia, tanto per farci comprendere meglio le nostre radici, che solo gastronomiche non sono.  
Oggi quindi celebriamo la Settimana dei frutti di bosco.
In quanto ambasciatrice - me felice -,vi dico subito che non concluderò questo post con una ricetta: la mia proposta mangereccia, tratta e rielaborata da un antico testo,  la trovate sul sito AIFB.
Quello che qui invece voglio ricordare, sono gli straordinari contributi delle amiche che hanno raccolto l'invito cucinando per noi piatti deliziosi, a base di frutti di bosco.
Ringrazio tutte, e sono tante, perché hanno saputo valorizzare al meglio queste risorse delle nostre montagne, spesso ingiustamente sottovalutate.

04 agosto 2016

peperonata ricca di casa mia


Oggi in casa AIFB, il Calendario del cibo italiano si tinge di verde, di rosso e del giallo dei peperoni!
La Giornata della peperonata ci aspetta con le tantissime versioni preparate delle mie compagne di avventura secondo le ricette delle loro Regioni, prima fra tutte la bravissima ambasciatrice e conoscitrice della materia, Manuela, al cui articolo vi rimando perchè... c'è sempre da imparare qualcosa.   
Lo sapevate che la peperonata presenta differenze sostanziali tra nord e sud Italia? Beh, io no.
Abituata da sempre a farla con una base di cipolla, mai avrei immaginato che alcune ricette non la prevedono proprio.
Il peperone approdò in Europa a seguito della scoperta dell'America, insieme al pomodoro e altre solanacee e venne chiamato inizialmente pepe d'India, a causa del sapore che ricordava vagamente questa spezia. Il nome botanico, Capsicum, derivante dal greco kapto - mordo con avidità - venne attribuito per il sapore piccante, che "morde" il palato. All'epoca le varietà dolci che oggi conosciamo non esistevano ancora, in quanto risultato di successive ibridazioni volte a rendere più gradevole il gusto dell'ortaggio.
Inizialmente venne utilizzato a scopo ornamentale; moltissima era la diffidenza che circondava le piante provenienti dal Nuovo Mondo. In ogni caso c'era chi, come Leonardo, lo utilizzava anche per altri scopi: essiccato e pestato forniva un'ottima tinta per affreschi.
La sua diffusione in Europa iniziò nel XVI secolo, prima del pomodoro, per il quale all'epoca esisteva un pregiudizio di tossicità. Fu dunque il peperone, prima ancora del rosso "rivale",  a far bella mostra di sé sulle tavole napoletane, in funzione di condimento della pasta.
La letteratura gastronomica del Seicento ci tramanda comunque altre belle ricette, accostandolo a carni oppure trasformato in gustose salse.
Oggi è simbolo della cucina mediterranea e in Italia ne esistono diverse varietà eccellenti, valorizzate al meglio dalle preparazioni tipiche del territorio di coltivazione.
Ma qualsiasi sia la ricetta, alla griglia o ripieni, al forno o conservati, consumiamoli, questi peperoni!
Sono ricchissimi di vitamine A e C (per preservarla al meglio dovremo mangiarli crudi), hanno basso contenuto calorico e svolgono un'azione antireumatica e diuretica.
Come sempre, occhio alla stagionalità; ormai si trovano tutto l'anno, ma volete mettere un bel peperone maturato naturalmente in pieno campo, al sole del nostro Mediterraneo, rispetto a quelli invernali, di serra, provenienti dall'Olanda?
Discorso a parte meriterebbe il peperoncino piccante, molto utilizzato specie nelle Regioni più povere del sud, diffusosi subito nelle classi meno abbienti per sostituire il sapore marcato delle altre spezie, all'epoca decisamente più costose.
Le spezie ora sono alla portata di tutti... ma il peperoncino resta e io che sono ligure fino al midollo, tanto per essere coerenti, lo adoro!
Dunque una peperonata di casa mia, con le olive in salamoia, mie, autoprodotte, di varietà taggiasca, peperoncino e pinoli, perché da ligure questi ultimi li metterei anche nel caffellatte così come la maggiorana.
Qualche pomodorino fresco - sarebbero stati carini quelli gialli, ma i miei sono ancora acerbi -, un po' di ricotta infornata sbriciolata; una ricetta che non ha bisogno di dosi precise, ma solo indicazioni per un piatto pronto in un lampo.
Colorato, allegro, sano, ma soprattutto buono. E buon appetito!

Bibliografia: Monografie del gusto - Il peperone, Food editore, Bologna 2006
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