Image Cross Fader Redux caffé col cioccolato

lunedì 15 settembre 2014

pani allo yogurt senza lievito, olio e za'atar

 

Erbe e spezie, per me rimangono, inequivocabilmente, "il sale" della cucina; donano sapore e profumo e possono determinare la riuscita di un piatto, oltre che renderlo sempre "nuovo". 
Mi piace sperimentare utilizzando qualsiasi spezia trovi in commercio; insomma, quando vedo quei cumuli di polveri coloratissime, quando passo accanto ai banchetti che sprigionano profumi irresistibili... parte l'acquisto compulsivo. Peccato che poi, spesso e volentieri, mi ritrovi con il mio pacchettino in mano, chiedendomi e ora che ci faccio?.
Così, quando l'altro giorno mi sono imbattuta in questa miscela, di cui conoscevo il nome ma non la composizione, mi è bastato leggerne gli ingredienti ed è stato amore a prima vista. 
Lo za'atar che ho acquistato (si può scrivere in diversi modi, ma questo è quello che mi piace di più :)) è un semplice miscuglio di timo essiccato, sommacco, finocchio e sesamo.
Tipico della cucina mediorientale, ogni famiglia lo prepara da sé, utilizzando anche altri ingredienti, ad esempio maggiorana e origano e davvero non oso pensare quanto possa essere ancor più buono uno za'atar preparato da mani esperte, seguendo le orme di una propria tradizione familiare.
Insomma si capisce, no? Di questa miscela mi sono letteralmente innamorata, ancor più quando ho capito che si può utilizzare praticamente con tutto, non solo sulla carne, ma anche insieme al labna, con le mie amate verdure e con i pani, insieme ad olio. 
Le "focacce" di pasta lievitata, condite con lo za'atar (manakish), in Libano vengono consumate come prima colazione ed in Palestina sono servite insieme ad olive e ceci (mico lo sapevo... ho consultato wikipedia ;) ). Ma basta un semplice pane, magari arabo, intinto in olio extravergine d'oliva e successivamente passato nello za'atar, per creare un cibo unico dai sapori intensi. 
Ed è quello che ho fatto.
Sempre seguendo il mio filo, alla ricerca di pani senza lievito di birra, ho fatto delle focaccette, molto semplici e veloci, che mi hanno entusiasmato.
La loro morbidezza è garantita dallo yogurt (greco, per me zero grassi) e la lievitazione, istantanea, dalla presenza accanto alla componente acida, del bicarbonato.
Che dire? Io così ci pasteggerei tutti i giorni, per me è un cibo da re: focaccine, olio extravergine, olive, za'atar, magari un po' di verdura grigliata ed un pezzetto di formaggio fresco (quartirolo, feta, primo sale)... non chiedo mica troppo, no?   

Ora una piccola nota di servizio: sto cercando di collegare i vari profili che ho Google+, FB ecc... mi iscrivo a nuovi social... sono talmente imbranata che non so neanche cosa sto facendo! 
Fatto sta che se qualcuno di voi mi lascia messaggi, si iscrive "da qualche parte" e non trova risposte... non è perché sia maleducata (sì, quello un po' lo sono, ma non troppo...), ma piuttosto perché non ho visto!
Escusez moi ... :)

giovedì 11 settembre 2014

gözleme



Da qualche tempo cerco di evitare gli impasti lievitati... ecco, diciamo che "cerco", perché a volte diventa davvero impossibile resistere ad un bel croissant ancora tiepido di forno, burroso, fragrante e deliziosamente sfogliato come tradizione francese vuole, prodotto dalla mia pasticceria preferita.  
Vi ho depistato? Sì, perché se con questa introduzione pensate che sia in arrivo una ricetta dolce, vi sbagliate di grosso...
Comunque, se è vero che cerco di evitare i lievitati, è anche vero che senza carboidrati io sarei persa... quindi ecco la necessità di produrre piadine, tortillas e tutto ciò che può sostituire il pane e che non preveda lievito.  
I gözleme sono "pani" turchi ripieni di verdure, per lo più spinaci o patate e feta, oppure carne. 
Non prendendo neanche in considerazione quest'ultima - ormai direi che è palese che non l'amo! -, non mi rimaneva che un ripieno vegetariano. 
Come al solito ho apportato qualche modifica alla ricetta tradizionale, usando, ad esempio, farina integrale macinata a pietra e poiché non è stagione di spinacini, ho preferito, anziché utilizzare gli spinaci, mettere della rucola. In compenso ho fatto qualche ricerca nel web, sorbendomi anche parecchi video, tanto per vedere esattamente come viene fatto e steso l'impasto, e come viene cotto, nel Paese d'origine della ricetta.
Ho capito che la pasta è ben idratata e rimane piuttosto morbida, che non si mette lievito, che viene stesa molto sottile, aiutandosi con altra farina e che la verdura, patate escluse, viene aggiunta cruda. Il che è anche molto comodo, no? 
La cottura è breve, sulla piastra calda; il "fagottino" viene cotto per pochi secondi, poi viene girato, lasciato qualche secondo, rigirato e così via, in tutto 3-4 volte per parte fino ad ottenere una superficie "bollosa".   
Ho già in mente un prossimo ripieno, a base di broccoletti, quelli sì, ripassati in padella con aglio e peperoncino... uhmmm..., li pregusto già. 
Nell'attesa mi sono comunque goduta questi.

lunedì 8 settembre 2014

colazione con... crema d'avena


Non so se chiamare questa cosa, un po' pappinosa, porridge, o se piuttosto il porridge sia solo quello fatto con i fiocchi d'avena, fatto sta che da un po' di tempo mi girava in testa l'idea di usare la farina d'avena.
L'avena ha tantissime ottime qualità, che non sto qui ad enunciare anche perché non sono una nutrizionista, ma quella che interessa di più me è che ha il potere di regolare il colesterolo, anche se, certo, dovrei mangiarne a chili, ma vabbé, è buona, fa bene e questo mi basta.
Guardo in rete e trovo che esistono diverse versioni di porridge, quella inglese, quella scozzese... poi chi usa il latte e chi solo l'acqua, chi fa cuocere per venti minuti, chi per pochissimo tempo poi spegne e lascia lì. Trovo anche qualcuno (pochi) che lo fa con la farina, anziché con i fiocchi, quindi, ok, mi posso lanciare anch'io in questo esperimento.
Insomma, chiamarla "crema" mi tranquillizza un po', forse perché la parola "porridge" mi rievoca subito un cibo non troppo appetibile; in ogni caso di crema si tratta.
Completatela come volete, con confetture e marmellate, frutta fresca e secca (per me fragole del mio orto e mandorle, ma potete aggiungere nocciole e noci, albicocche secche, uvetta, cranberries, banane, uva, melone, pesche, mele e pere, cocco disidratato o fresco ecc), semi vari (lino, girasole, zucca), sciroppi d'acero o agave, caramello... cambiate ogni giorno ed ogni giorno avrete una colazione diversa, sana, nutriente e velocissima da preparare. 
Più di così... 

giovedì 4 settembre 2014

confettura alle prugne con pinoli e uvetta

 

Sto riscoprendo il piacere di fare colazione con semplici fette biscottate, coperte da un velo di marmellata. 
In questo momento impastare, o fare dolci, non è nelle "mie corde", però ho scovato, nel reparto bio del supermercato, delle splendide fette biscottate che non contengono ingredienti poco salutari. Niente grassi idrogenati, niente monodiglieceridi ecc ecc, nessun olio-vegetale-non-meglio-specificato (dicitura che troppo spesso nasconde l'utilizzo di strani olii, tra cui quello di palma, uno dei più dannosi in assoluto per la nostra salute).
Niente zuccheri aggiunti, utilizzo di diversi tipi di farine bio (cereali, integrali ecc), una versione è senza sale, e tutte, tutte, contengono olio extravergine d'oliva.
Adoro così tanto quest'ingrediente che quelle fette sono state mie al primo sguardo; in attesa di ricominciare a produrre di buona lena le mie, mi "accontento" di un prodotto industriale, ma di qualità. 
Accompagnarle con una buona confettura, almeno quella sì, fatta in casa, è quasi d'obbligo e la mancanza del caldo estivo (ma com'è che da noi le temperature sono più alte ora che a luglio?) ha decisamente facilitato l'uso del fornello per una mega produzione, la mia scorta per l'inverno.
Questa è in assoluto una delle confetture che mi piacciono di più, non troppo dolce e con una punta di acidulo che rinfresca il palato. L'aggiunta di pinoli e uvetta la rendono quasi un dessert, da gustare col cucchiaio...