18 maggio 2015

riso jasmine: "chelo" ... e tahdig


Ancora la cucina del Medioriente sulla mia tavola, per un riso dalle origini iraniane.
Questo cereale occupa un posto di rilievo in ogni pasto della cucina persiana e viene cotto con un metodo particolare, praticamente al vapore.
Se cotto correttamente, ma vedrete che sarà molto facile, al termine dovreste trovare una bella crosticina dorata, che sembra essere una vera leccornia: il tahdig.
Tutto questo l'ho appreso da un bellissimo libro della Guido Tommasi, dal titolo "Persiana" (autrice Sabrina Ghayour)... cercatelo in rete, già solo la copertina colpisce al cuore e l'interno è una miniera d'idee.   
Purtroppo (per me!) molte ricette sono a base di carne, ma oltre a quelle rimane comunque moltissimo materiale su cui poter "lavorare", anche di fantasia...
Torno al nostro riso basmati, che io ho sostituito con il più profumato jasmine.
Non essendo indicate le dimensioni della pentola di cottura, mi sono basata su quello che era a mia disposizione: la fotografia del piatto.
In rete poi ho notato che in realtà per molti il risultato finale è una sorta di ammasso molto spesso, tipo "torta lievitata", mentre a me è risultato decisamente più sottile; visti termini di prima, lo paragonerei ad una "crostata". Però devo dire che ho già rifatto questo piatto diverse volte e per me va benissimo così.
Nonostante solitamente io sia molto "a senso unico", ho voluto replicare la ricetta originale, con utilizzo sia di olio che di burro... quest'ultimo sembra essere indispensabile e in effetti ha un suo perché (ma io ne ho messo veramente poco). Ho invece ridotto drasticamente i tempi di cottura (45 minuti???), per non ritrovarmi con un riso ridotto "in pappa".   
Ho accompagnato con hummus di ceci e verdure varie, tra cui i piselli in umido, alla menta, che vedete in foto. Potete anche completare con questo dip di pistacchi e fresche insalate estive (tabbouleh & C.)
Ovviamente, se vi piace la carne, è comunque un ottimo contorno per polpette speziate, pollo in umido, costolette di agnello alla griglia o al forno e così via.
Un contorno semplicissimo, ma la "mia" cucina del Medioriente non finisce qui... appuntamento alla prossima puntata!

12 maggio 2015

biscotti integrali allo yogurt


I dolci, da qualche tempo, non sono più la mia passione... però un biscottino fatto in casa, ogni tanto, lo sgranocchio volentieri. A questo aggiungete le consuete "pulizie di primavera" della dispensa et voilà, ecco sfornati questi biscotti, con farine integrale, d'avena e di nocciole, tanto per dar fondo alle confezioni già aperte. 
A me sono piaciuti tanto: primo perché adoro la farina d'avena (ma preparatevi al suo gusto, leggermente amarognolo), secondo per il loro grado zuccherino, non troppo marcato. 
Ho utilizzato uno yogurt magro e biologico, al sapore di liquirizia. E' stata più che altro una prova, perché per me quello yogurt non aveva gusto di liquirizia neanche "a crudo", figuriamoci mischiato agli altri ingredienti e cotto! Deducete la conclusione: utilizzate il vostro prodotto preferito. 
Rimarranno un po' morbidi se li farete cuocere fino a colorirli appena, altrimenti basteranno un paio di minuti in più per renderli croccanti; tenete sempre presente che se non vi piace la consistenza morbida basterà che li biscottiate nuovamente in forno caldo, una volta raffreddati e... assaggiati.
La finitura con zucchero a velo è ovviamente del tutto opzionale; è stato solo un mio (inutile) tentativo per renderli graditi anche a mio marito che ama il "dolce-che-più-dolce-non-si-può"...

05 maggio 2015

frandura


Vi avevo promesso una ricetta semplice, tradizionale dell'entroterra della Liguria di ponente, no? Beh, sì, per la precisione qui ...
Originaria di Montalto Ligure, paesino situato nella Valle Argentina, in provincia di Imperia, ecco la frandura, piatto contadino, come molti altri della mia Regione.
Cucinata la mattina, o più probabilmente la sera prima, questa sorta di focaccia non lievitata veniva portata nei campi, per il frugale pasto di mezzodì. Si tratta quindi di una pietanza molto rustica, da consumare tiepida o fredda, una pietanza che va recuperata per la sua genuinità e "sincerità", esempio di ciò che si riusciva a ricavare un tempo con pochi ingredienti, tutto sommato umili e sempre presenti in ogni cucina.
La frandura dovrebbe essere cotta nel forno a legna, in un grande testo, ma poiché, ahimé, non possiedo forno a legna... mi sono accontentata di quello elettrico. Accontentata si fa per dire, perché anche così mi è piaciuta molto, affidandomi al web per la ricetta (per la verità non l'avevo mai mangiata!) e correggendo un po' ciò che a parer mio non "funzionava". Ad esempio ho aumentato la dose di latte, per me scremato e ho messo a bagno le patate man mano che le affettavo; nella versione originale questo passaggio non c'è, ma il sapore di amido di una prima versione non mi ha convinto del tutto. C'è chi aggiunge uova, assenti nell'originale; per conto mio sono del tutto inutili, anche se mettendole renderete il piatto più completo.
Quattro ingredienti, olio extra vergine d'oliva e sale a parte, e niente di più; più semplice di così...
Una sola cosa m'è rimasta un po' oscura: l'accento. C'è chi scrive Frandura (da leggersi Frandùra), chi Fràndura, chi addirittura Frandurà... un bel rebus. Forse non mi resta che fare un salto proprio a Montalto Ligure, ad agosto, per la sua sagra!